Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

24 marzo 2010


VENERDI' 26 marzo 2010 h 21.00

(Sala/Cinema Porto Astra - Via S. Maria Assunta Bassanello, Padova)
la Comunità Palestinese del Veneto e l'Istituto culturale italo-palestinese Al Quds

invitano ad una

SERATA IN OCCASIONE DELLA
“Giornata della Terra”

Verrà proiettato il documentario
“Piazza Pulita”
(memoria di un popolo oppresso che si ostina a resistere)
di Nandino Capovilla e Piero Fontana

INTERVENGONO

Luisa Morgantini - già Vice Presidente del Parlamento Europeo, tra le fondatrici della rete internazionale delle Donne in nero contro la guerra e la violenza, è nel coordinamento nazionale dell'Associazione per la Pace. Da sempre impegnata sulla soluzione nonviolenta dei conflitti e per la giustizia e i diritti umani per tutte e tutti, in special modo riguardo alla questione palestinese
Salman Natour - nato nel 1949 a Daliet Al Carmel (Palestina), a sud di Haifa, scrittore, giornalista e saggista palestinese, studioso di filosofia e traduttore dall’ebraico

Per non dimenticare la Giornata della Terra

Marzo 1976. L’Alta Galilea è già “pulita” da ogni presenza palestinese. Il programma dei governi israeliani prevede l’esproprio di terre anche nella Bassa Galilea, premessa all’evacuazione di 5 villaggi palestinesi. Il 25 marzo, in un’assemblea pubblica a Sakhnin (uno dei villaggi interessati), i Palestinesi proclamano il 30 marzo “giornata di sciopero generale contro l’esproprio e per la difesa della terra”. La manifestazione trova massiccia adesione. Per l’esercito, la protesta non è tollerabile. Gli “Arabi d’Israele” (così chiamati per negare loro l’identità palestinese, oltre al diritto) sono considerati intrusi ed imposti allo “Stato Ebraico”. La polizia investe i manifestanti: ci sono centinaia di arresti, feriti e 6 uccisi.

Aderiscono all'iniziativa : Donne in Nero, Associazione per la pace, Lega ingegneri palestinesi, Mezza luna rossa palestinese, Follow the women, ACS,Per il mondo


22 marzo 2010

Ancora sul boicottaggio

SPETTABILE DIRETTORE,


 

Molte/i di noi sono soci e/o clienti COOP, convinte/i dell'importanza di "gesti solidali" anche nella quotidianità, controllando, ad esempio, la provenienza dei prodotti che consumiamo.

Da una rapida visita al suo Supermercato, abbiamo notato l'esposizione di alcuni prodotti targati Jaffa, Carmel, Lavazza, Nesquik, Oreal ecc. Si tratta, in alcuni casi, di merci israeliane prodotte nei Territori Palestinesi Occupati, in altri, di merci di Società israeliane o multinazionali che sostengono l'apartheid del popolo palestinese e l'occupazione dei Territori ad esso assegnati dalla Comunità internazionale. Dunque aziende che, come documentiamo nella scheda allegata, hanno legami diretti con lo Stato di Israele reo, a parere di centinaia di risoluzioni ONU dal 1948 ad oggi, di politiche coloniali e discriminatorie nei confronti dei Palestinesi e di ripetute violazioni dei Diritti Umani.

Viste le difficoltà politiche di convincere i Governi Israeliani ad ottemperare alle risoluzioni ONU avviando così un vero processo di pace in Medio Oriente, come consumatori attenti e responsabili aderiamo alla


 

Campagna
internazionale di Boicottaggio,
Disinvestimento e Sanzioni su Israele,


 

che si pone gli obiettivi di porre fine all'occupazione dei Territori Palestinesi, riconoscere piena eguaglianza ai cittadini palestinesi di Israele e proteggere il diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Tale campagna di Boicottaggio e Disinvestimento, che oggi lanciamo anche qui a Padova, vuol essere un appello a rompere la complicità con l'oppressione e ribadire che nessun popolo e nessuno stato ha diritto all'impunità di fronte a gravi e ripetute violazioni dei diritti umani. A cent'anni dall'appello di Gandhi al boicottaggio delle merci coloniali, sanzioniamo il colonialismo israeliano boicottandolo sul terreno economico, commerciale e culturale per difendere così la possibilità della pace.

Le chiediamo pertanto – anche in nome della  vocazione solidale della COOP, sancita anche nel suo "codice etico" - di rimuovere i prodotti su indicati e sostituirli con altri non compromessi con la politica discriminatoria e colonialista del Governo Israeliano, come del resto hanno già fatto altre catene di distribuzione, certi che la scelta di commercializzare solo merci prodotte nel rispetto dei diritti degli uomini e delle donne di tutto il mondo rappresenti un valore aggiunto per le politiche di marketing di un'azienda.


 

Coordinamento padovano per la Campagna BDS (Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni)


 


 

Padova, 3 febbraio 2010


 


 

Per info:

Giuliana Ortolan – Donne in Nero : orvivia@gmail.com

Gianna Benucci – Associazione per la Pace: giovannabenucci@tin.it


 


 


 


 


 


 


 

Alcuni esempi di comunicazione per favorire il boicottaggio

All'attenzione del Rettore dell'Università di Padova

e per conoscenza ai Direttori dei Dipartimenti


 

Sottoponiamo alla Sua attenzione la Campagna Internazionale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni su Israele (BDS), proposta alla comunità internazionale dalla
società civile e dai sindacati palestinesi e sostenuta da persone e associazioni di tutto il mondo, Israele incluso, vista l'inefficacia delle risoluzioni ONU che dal 1948 condannano le politiche coloniali e discriminatorie di Israele e il fallimento di tutti i tentativi della comunità internazionale di ristabilire giustizia tramite processi e accordi di pace.


 

Invitiamo Lei e tutto il corpo accademico a considerare l'aspetto dei boicottaggio culturale, che accompagna il boicottaggio economico e commerciale, superando il pregiudizio che vede il boicottaggio come una pratica violenta o discriminatoria e recuperando, invece, il valore della non-collaborazione come strategia gandhiana di liberazione dai vincoli che ci legano all'ingiustizia.


 

Aderire alla campagna di boicottaggio culturale significa non avvallare le scelte del governo israeliano che utilizza il mondo universitario, i film, le opere letterarie, il turismo ecc. per creare ogni tipo di alleanza tra lo Stato di Israele e i paesi occidentali, al fine di creare consenso all'attuale politica del governo israeliano e promuovere l'immagine di un paese normale, felice, che sostituisca quella di una potenza occupante aggressiva che continua a a calpestare i diritti dei Palestinesi con l'occupazione, la distruzione delle vite e delle risorse per vivere, gli insediamenti illegali, il muro di separazione costruito sottraendo terra, e inoltre in Israele proibisce ai partiti arabi israeliani di partecipare alle elezioni e incarcera i giovani obiettori di coscienza che rifiutano il servizio militare. In questo contesto risulta particolarmente grave la partecipazione di atenei e centri di ricerca israeliani a produzioni belliche e politiche di occupazione militare.


 

Nella convinzione che la cultura debba avere un senso morale e una prospettiva etica, ci rivolgiamo a Lei affinché anche il mondo accademico, assieme agli scrittori, agli artisti e alla comunità internazionale, faccia pressione su Israele perché metta fine all'occupazione dei Territori Palestinesi, che dura da 43 anni, e all'assedio della Striscia di Gaza, colpita lo scorso anno dall'operazione "Piombo fuso" che causò 1400 morti palestinesi di cui un terzo bambini (e 13 morti israeliani); tuttora Gaza resta la prigione a cielo aperta più grande del mondo con 1.500.000 abitanti a cui viene negato ogni diritto, persino l'arrivo degli aiuti umanitari.


 

Boicottare l'occupazione militare, la politica discriminatoria e repressiva dello Stato di Israele:

- non significa boicottare gli Israeliani e men che meno gli Ebrei,

- non significa interrompere collaborazioni individuali di ricerca né ritirare il sostegno alle lotte individuali contro le politiche di Israele,

- non significa essere antisemita,

ma

- significa partecipare a una campagna antirazzista fondata sull'ideale dell'uguaglianza di tutti gli esseri umani,

- rompere la complicità con l'oppressione e ribadire che nessun popolo e nessuno stato ha diritto all'impunità di fronte a gravi e ripetute violazioni dei diritti umani (si veda la relazione del giudice sudafricano Richard Goldstone, incaricato dal Consiglio per i Diritti Umani, contenuta in un rapporto approvato alla fine dello scorso anno dall'ONU).


 

Quando gli universitari, gli scrittori, gli artisti cesseranno di collaborare alla strategia del governo israeliano che utilizza la cultura per nascondere quel che accade dall'altro lato del muro di cemento e denunceranno l'occupazione dei Territori Palestinesi e la discriminazione dei Palestinesi, allora gli Israeliani forse finalmente cominceranno a comprendere che questi muri sono un rischio anche per loro e che devono cadere.


 

In questa ottica ci permettiamo di sottoporre alla Sua attenzione anche l'iniziativa nazionale di accademici italiani per il diritto allo studio del popolo palestinese che esorta i docenti italiani ad avviare relazioni privilegiate con le università in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est (v. allegato).


 

La invitiamo a diffondere gentilmente questa comunicazione a tutto il personale docente


 

Cordiali saluti


 

Coordinamento padovano per la Campagna BDS


 

Padova, 22 marzo 2010


 


 

Per adesioni e informazioni: Giuliana Ortolan – Donne in Nero: orvivia@gmail.com Gianna Benucci – Associazione per la Pace: giovannabenucci@tin.it


 

Lettera aperta ai docenti universitari italiani sulla discriminazione universitaria e culturale del popolo palestinese.

Pisa, 5 marzo 2010


 

Cari colleghi,

siamo un gruppo di docenti universitari e ricercatori italiani particolarmente sensibili alla situazione universitaria e scolastica del popolo palestinese, sia nei Territori occupati (Gaza e Cisgiordania), sia all'interno dello Stato israeliano, in particolare in Galilea, dove vivono oltre un milione di "arabi-israeliani". Per esperienza diretta e sulla base di ricerche effettuate da centri studi palestinesi e israeliani possiamo denunciare gravi violazioni del diritto all'istruzione, della libertà di insegnamento e della libertà di pensiero del popolo palestinese. Poiché l'Italia nel 2009 è diventata primo partner europeo nella ricerca scientifica e tecnologica dello Stato di Israele, responsabile delle violazioni di cui sopra, riteniamo necessario che la comunità accademica italiana prenda coscienza delle discriminazioni in atto.

Il livello culturale e scientifico nelle 11 università palestinesi è stato fortemente condizionato dall'occupazione e dalle restrizioni alla mobilità di docenti e studenti, in violazione della IV Convenzione di Ginevra. Dopo la chiusura di scuole e università palestinesi da parte del governo israeliano durante la Prima Intifada (1987-93), gli accordi di Oslo hanno consentito la creazione di un Ministero dell'Istruzione dell'Autorità Nazionale Palestinese, ma le violazioni da parte dell'esercito israeliano sono continuate. In termini di perdita di vite umane, dall'ottobre 2000 al giugno 2008, 658 studenti sono stati uccisi, 4852 feriti (di cui 3607 minorenni) e 738 imprigionati. Tra i docenti, 37 sono stati uccisi, 55 feriti e 190 detenuti. Nello stesso periodo il danno totale alle università (edifici, attrezzature ecc.) a causa delle invasioni israeliane ammonta a 7.888.133 USD, mentre per le scuole il danno è di 2.298.389 USD. Tutto questo comporta una bassa percentuale di studenti iscritti e una scarsa presenza di docenti. A Gaza, in particolare, la situazione è drammatica: il 50% degli studenti è assente e lo è anche il 40% dei docenti. Qui durante l'operazione militare Piombo Fuso (dicembre 2008 – gennaio 2009) l'aviazione israeliana ha bombardato, distruggendo o danneggiando gravemente, 280 scuole/asili e 16 edifici universitari. In pochi giorni sono stati uccisi 164 studenti e 12 docenti.

La privazione della libertà di movimento di studenti e docenti palestinesi è inoltre una violazione del diritto allo studio e all'attività accademica. I check-point militari che costellano la Cisgiordania rendono difficile raggiungere scuole e università, e nei periodi in cui si svolgono esami scolastici e universitari i controlli si fanno particolarmente severi. A Gaza invece è l'assedio a impedire l'entrata e l'uscita dalla striscia di docenti palestinesi che volessero svolgere attività di ricerca presso università estere, di docenti stranieri che volessero visitare le università di Gaza, e degli oltre 1000 studenti che ogni anno fanno domanda per studiare all'estero. E non dovrebbero essere dimenticati i casi di discriminazione degli studenti arabi da parte di università israeliane, ampiamente denunciati da rappresentanze studentesche e sindacati di docenti palestinesi ma anche da organizzazioni israeliane per i diritti umani. Più generalmente, le principali istituzioni accademiche israeliane non hanno assunto una posizione critica o neutrale nel conflitto e rivendicano anzi il sostegno della ricerca scientifica alle istituzioni governative e militari israeliane, giungendo persino a tollerare il riconoscimento dello status di "centro universitario" al College di Ariel, situato in un insediamento illegale nei territori occupati. Consigliamo la lettura del dossier curato da Uri Y. Keller, Academic boycott of Israel and the complicity of Israeli academic institutions in the occupation of Palestinian territories.

La prospettiva che si fa sempre più probabile è un vero e proprio etnocidio del popolo palestinese ed arabo-israeliano: le nuove generazioni sono esposte ad una radicale perdita della conoscenza della propria storia e della propria identità culturale e linguistica.

Che cosa intendiamo fare e vi stiamo proponendo? Vorremmo anzitutto chiedervi di rispondere positivamente a questa nostra "Lettera aperta" e di aderire al nostro progetto di intervento a favore delle università palestinesi. Una volta ottenuto un numero sufficiente di adesioni al nostro documento vorremmo organizzare dei seminari in sedi universitarie italiane con la presenza di docenti universitari italiani, palestinesi e israeliani. L'obiettivo sarebbe l'individuazione e l'impostazione degli strumenti di intervento concreto a favore delle università e delle nuove generazioni di studenti e studiosi palestinesi e arabo-israeliani. Molto utile potrebbe essere la firma di convenzioni di cooperazione culturale, scientifica e didattica fra atenei e istituti di ricerca italiani e quelli palestinesi. Un ulteriore passo avanti potrebbe essere l'organizzazione di un primo convegno nazionale su questi temi, con la collaborazione di istituzioni nazionali e internazionali, non solo accademiche, disposte a sostenere il nostro progetto: aiutare le nuove generazioni palestinesi a raggiungere in assoluta autonomia un buon livello di scolarizzazione e acculturazione universitaria nonostante l'occupazione, l'assedio e la repressione in corso.


 

FIRME DEI PROPONENTI

Danilo Zolo (Jura Gentium, Università di Firenze)

Angelo Baracca (Facoltà di Scienze MFN, Università di Firenze)

Giorgio Gallo (Facoltà di Scienze MFN, Università di Pisa)

Giorgio Forti (Facoltà di Scienze MFN, Università di Milano)

Martina Pignatti Morano (docente di Scienze per la Pace, Università di Pisa)


 

Per ulteriori informazioni: http://dirittostudiopalestina.wordpress.com/

Campgna di boicottaggio a sostegno della fine dell’occupazione della terra palestinese



UN GESTO DI PACE: NON COMPRARE PRODOTTI CHE SOSTENGONO LA GUERRA !

Da tanto, troppo tempo, donne e uomini di tutto il mondo (Israele incluso) chiedono una pace giusta tra israeliani e palestinesi, che riconosca al popolo palestinese il diritto all'autodeterminazione.

Ma lo Stato d'Israele continua nel suo percorso di acquisizione di terra negando ai Palestinesi il diritto a vivere, con la costruzione del muro dell'apartheid che ha di fatto spezzettato la continuità territoriale della Cisgiordania e che rende impossibile la vita, lo studio, la cura della salute, le attività economiche, in particolare la coltivazione dei campi. Così l'economia palestinese è sempre più in agonia.


Vogliamo dirvi di Bil'in, un villaggio palestinese della Cisgiordania, che vuole continuare ad esistere, che lotta per salvaguardare la sua terra, i suoi uliveti, le sue risorse e la sua libertà. Lo Stato di Israele, annettendosi il 60% delle terre di Bil'in per costruirci il muro di separazione, sta distruggendo questo villaggio giorno dopo giorno. Sostenuti da attivisti israeliani e internazionali, gli abitanti di Bil'in manifestano pacificamente tutti i venerdì davanti al "cantiere della vergogna". E tutti i venerdì l'esercito israeliano risponde con l'uso della violenza fisica e morale, provocando moltissimi feriti e uccidendo l'anno scorso Bassem Abu Rahmah di 30 anni. Solo dal giugno 2009 sono stati arrestati 31 palestinesi.

Vogliamo ricordarvi di Gaza. Dopo l'aggressione avvenuta un anno fa, con 1400 morti – in gran parte civili, circa un terzo bambini – e migliaia di feriti, Gaza continua ad essere la prigione a cielo aperto più grande del mondo, con 1.500.000 abitanti a cui viene negato ogni diritto, persino l'arrivo degli aiuti umanitari.


Per questo noi Donne in Nero aderiamo alla campagna internazionale, promossa da associazioni palestinesi, e sostenuta anche da donne e uomini israeliani che rifiutano la politica di guerra del loro governo, per boicottare i prodotti israeliani provenienti dai territori palestinesi occupati da Israele. Questa campagna chiede a tutti, con un piccolo gesto consapevole, di non aiutare l'economia di guerra israeliana, di non tramutare le merci in sostegno alla guerra.

E' un gesto pacifico che chiediamo alle donne e agli uomini che desiderano la pace.

E' un gesto concreto nonviolento che può toccare gli interessi economici di Israele e riportare in agenda la costruzione di una pace giusta per la Palestina.

VI INVITIAMO A NON COMPRARE MERCI ISRAELIANE PRODOTTE NEI TERRITORI OCCUPATI E MERCI DI SOCIETA' ISRAELIANE O MULTINAZIONALI CHE SOSTENGONO L'APARTHEID E L'OCCUPAZIONE.


Donne in Nero - Padova 3 febbraio 2010



Ecco alcuni MARCHI da BOICOTTARE, i cui prodotti sono reperibili nei nostri supermercati:


NON COMPRIAMOLI !


Carmel - Jaffa

Tutta la frutta e verdura prodotta dalle colonie israeliane nei Territori Occupati ha il marchio Carmel o Jaffa. Nella Valle del Giordano la colonizzazione israeliana controlla in modo diretto il 95% della terra palestinese, con basi militari, 30 colonie illegali e immense piantagioni. Ai Palestinesi della Valle non è consentito costruire o ristrutturare le proprie case, scavare pozzi o trasportare liberamente i loro pochi prodotti agricoli ai mercati. Mentre i loro ortaggi marciscono ai posti di blocco, quelli delle colonie vengono speditamente esportati in Europa attraverso la "Carmel-Agrexco". L'80% dei prodotti della Carmel viene esportato in Europa, attraverso la Francia, la Spagna e dalla scorsa estate anche attraverso l'Italia, al porto di Vado Ligure (Savona). Pompelmi, avocado, melograni, mango, datteri e altri prodotti con il marchio Carmel e Jaffa sono venduti in tutti i principali supermercati italiani.

Madi Ventura

E' un'altra azienda italiana che importa prodotti israeliani, specializzata nel trattamento e nell'importazione di frutta. La Madi Ventura importa e commercializza arachidi da Israele e le confezioni recano soltanto la scritta "Made in Israel", senza indicare il luogo esatto di provenienza, che potrebbe quindi essere in realtà territorio palestinese occupato.

Ahava

Cosmetici: questo marchio usa il sale, i minerali e il fango del Mar Morto, risorse naturali estratte nei territori occupati della Cisgiordania. I prodotti sono fabbricati nell'insediamento israeliano illegale di Mitzpe Shalem.


L'Oreal / The Body Shop

Quest'azienda di cosmetici e profumi è conosciuta per i suoi investimenti e le attività di produzione in Israele, compresa la produzione in Migdal Haemek, la "Silicon Valley" di Israele, costruita sul terreno di un villaggio palestinese, Al-Mujaydil, vittima di pulizia etnica nel 1948. Nel 1998, un rappresentante dell'Oreal è stato premiato dal Primo Ministro israeliano Netanyahu per aver rafforzato l'economia israeliana.


Lavazza

La Lavazza da oltre due decenni è leader nel mercato israeliano del caffé, delle macchine per bar e uffici, dell'architettura e dell'arredamento dei locali, attraverso la ditta israeliana Gils Coffee Ltd. Il boicottaggio della Lavazza è raccomandato dalla Coalizione israeliana delle Donne per la Pace, anche per il legame diretto fra la Lavazza stessa e la Eden Springs Ltd., azienda israeliana che dal 2002 detiene i diritti per la distribuzione delle macchine per il caffé e delle capsule di caffè "Lavazza – Espresso Point". La Eden Springs imbottiglia e distribuisce l'acqua delle Alture del Golan, territorio siriano occupato e colonizzato illegalmente da Israele dal 1967.



PER SAPERNE DI PIU': www.bdsmovement.org; www.whoprofits.org; www.coalitioncontreagrexco.com

15 marzo 2010

per iniziare a parlare in questo blog, vogliamo, oltre alla comunicazione di iniziative,avvenimenti,discutere e riflettere sulla presenza della guerra in modo così pervasivo nella nostra vita della guerra anche quando essa è lontana, offuscata e camuffata.
come donne in nero abbiamo assunto come nostro indirizzo, percorso e logo "fuori la guerra dalla storia".
su questo la nostra strada è diversa da altri pacifisti.
proprio la pervasività della guerra e la sua importanza nel determinare l'assetto della vita di noi tutte/i ci impone di metterla al primo posto del nostro impegno sociale.
il rifiuto della violenza, l'esperienza del femminismo ci portano a posizioni radicali nei confronti della guerra e del militarismo.