Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

27 settembre 2016

PER CONOSCERE UN'ALTRA PALESTINA: 7 OTTOBRE H 17.30 DA LIBRATI A PADOVA

“Pop Palestine. Viaggio nella cucina popolare palestinese” di Fidaia Abuhamdiya e Silvia Chiarantini


      “Per me la cucina non è solo uno strumento 
di convivialità e di comunicazione, 
per me è una forma di resistenza all’occupazione”
(Dal sito di Fidaia Abuhamdiya: www.maqluoba.com)

Fidaia Abuhamdyia (foto di Alessandra Cinquemani) 


Scritto a quattro mani da Fidaia Abuhamdiya e Silvia Chiarantini, con fotografie di Alessandra Cinquemani, Pop Palestine “è talmente immerso tra le storie che le ricette sono un momento di tregua, di pace prima della tempesta… - scrive nella presentazione Daniele de Michele - perché parlar di Palestina è un non senso, non ne parla nessuno in questi termini, a pochi viene in mente di considerarla meta turistica, nessuno immagina che ci sia una vita oltre la guerra, che esista una cucina che non sia da campo”.
Non solo ricettario, piuttosto un taccuino di viaggio e di cucina in cui si spiega come preparare gustose vivande, ma si racconta anche la vita e la storia di un popolo e le emozioni di quattro amici fiorentini in giro per la Palestina insieme a una guida speciale, Fidaia, giovane chef e blogger palestinese esperta di cucina.
Un reportage denso e affascinante per avvicinarsi in maniera diversa alla cultura e alla storia del popolo palestinese attraverso i racconti di coloro che vi abitano e lo sguardo di un gruppo di amici in viaggio. Un percorso di immagini di piatti fumanti, affollati mercati, storie di vita sotto occupazione, profumi di spezie, di caffè al cardamomo, di pita appena sfornata e di za’atar.
Pop Palestine è la testimonianza di chi ha voluto raccontarsi e condividere la propria tradizione: delle donne e degli uomini che in Palestina mantengono viva la propria storia… e aperta la propria cucina.

LE AUTRICI
Fidaia Abuhamdiya è una chef e blogger palestinese, tiene corsi di cucina e lavora per mantenere viva la tradizione gastronomica della sua terra. Dall’incontro con Silvia Chiarantini, appassionata di storia e cultura palestinese, e Alessandra Cinquemani, fotografa fiorentina, è nato “Pop Palestine”, il racconto di un viaggio e della tradizione gastronomica di un popolo, ma anche la storia di un’amicizia nata mangiando hummus e falafel, girando per colorati mercati e scambiandosi riflessioni ed emozioni a bordo dei gialli furgoncini che percorrono in largo e in lungo la Palestina.

https://www.facebook.com/PopPalestineCuisine/
Instragram: PopPalestine_Cuisine  #poppalestine



Donne in Nero

donneinnero.padova@gmail.com - http://controlaguerra.blogspot.it

19 settembre 2016

LETTERA DELLE DONNE IN NERO A CHI ORGANIZZA E A CHI PARTECIPERA' ALLA PERUGIA-ASSISI 2016

Noi Donne in Nero siamo consapevoli della drammatica situazione internazionale attuale e quindi della necessità e dell'urgenza di:
opporsi a tutte le guerre, le violenze e le violazioni dei diritti umani;
adoperarsi per soccorrere, accogliere, assistere ogni persona che cerca salvezza e speranza di vita nei nostri territori;
agire per il disarmo e la smilitarizzazione.



Siamo anche convinte che l’organizzazione non sia tutto e che la marcia prenda la forma e il colore di chi la fa concretamente. Per questo desideriamo esprimere e far vivere - prima durante e dopo la marcia - le nostre riflessioni e le nostre proposte.

Nel ribadire la contrarietà assoluta alla GUERRA, che nasce dal desiderio/sogno/speranza di un mondo a misura di donna, ci sembra necessario evidenziare come le guerre in corso siano spesso innescate dalle nostre politiche affaristiche e pretese egemoniche.

Perciò è necessario prima di tutto denunciare, smascherare, boicottare le connivenze in affari, in geopolitica, in accordi militari e forniture di armi a governi violatori di diritti umani come quelli di Israele, Arabia Saudita, Turchia, Egitto...

E' necessario riconvertire l'esercito a funzioni di utilità sociale come la prevenzione e la difesa dell'ambiente, smettendo di impegnarlo in false, costose e inutili “missioni di pace” che generano morte, distruzione e terrorismo (pensiamo all’Iraq, all’Afghanistan, alla Libia), sostenendo invece lo sviluppo dei Corpi civili di pace.

E' necessario mettere in discussione con più forza l'ideologia patriarcale che sta all'origine di tutto questo, sostanziata fin dall'antichità dal rifiuto del diverso e quindi dalla costruzione di gerarchie per creare differenze tra generi, etnie, popoli, culture, classi sociali.

Per quanto riguarda le/i MIGRANTI, ribadiamo con forza “né muri né recinti” e pensiamo si debba risalire all’origine del “problema”: dire che ogni persona sulla Terra - non solo gli Europei o gli Statunitensi - ha diritto di spostarsi, tanto più se le nostre guerre hanno distrutto le loro case e le loro risorse; dire che le nostre politiche di rapina hanno portato caos e miseria nei loro paesi, rendendosi complici tra l'altro di regimi dittatoriali (Turchia, Egitto, Somalia, Eritrea, Sudan, Libia…) con cui si stipulano vergognosi accordi distribuendo denaro affinché impediscano il flusso di esseri umani verso le nostre coste. Denaro che sarebbe meglio spendere per progettare e organizzare un’accoglienza rispettosa dei diritti umani e delle sofferenze di chi ha intrapreso viaggi lunghi e dolorosi rischiando la vita: tenere invece migliaia di persone inattive in centri di cosiddetta accoglienza, in attesa di sapere se possono restare o spostarsi è un trattamento degradante e spesso è all’origine di tante intolleranze e pregiudizi che circolano (“non fanno niente”, “ci costano”, “li teniamo in albergo” ecc).

Pensiamo che la MARCIA PERUGIA-ASSISI non debba essere un rituale per metterci la coscienza a posto, ma il punto di partenza per l’impegno a far sentire le nostre voci a chi ci governa ed esigere una politica estera trasparente, fatta di meno retorica e più azioni concrete, ne elenchiamo alcune per cominciare:

-       non fare accordi né vendere armamenti a paesi che calpestano i diritti umani e fomentano conflitti armati;
-       bloccare la cosiddetta “missione sanitaria Ippocrate” in Libia, che è chiaramente l’ennesimo intervento militare;
-       diminuire drasticamente le spese militari;
-       non inviare l’ambasciatore in Egitto finché non si farà luce sull’assassinio di Giulio Regeni;
-       attivarsi per la sospensione del regolamento di Dublino;
-       non rimpatriare i profughi nei paesi di provenienza;
-       non irrigidire le condizioni per la concessione dello status di rifugiate/i, ma abbreviare i tempi delle procedure;
-       favorire l’apertura di corridoi umanitari come quelli realizzati dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Chiesa Valdese, anche per stroncare il traffico di esseri umani.

Siamo anche consapevoli che il nostro denunciare ed esigere giustizia è insufficiente se non si accompagna all’assunzione di responsabilità di chi, come noi, si ritiene pacifista.


                                                                 
Assumersi responsabilità significa che, accanto alle marce e alle manifestazioni, sono necessari impegno attivo e azioni quotidiane per attuare una politica di convivenza e comunicazione tra mondi diversi, per decostruire stereotipi, modelli indotti e falsa informazione, per opporsi a una politica istituzionale quasi sempre giocata sui rapporti di forza.

Rete italiana delle Donne in Nero

19 settembre 2016
donneinnero@gmail.com


http://donneinnero.blogspot.it

15 luglio 2016

OGNUNA E OGNUNO DI NOI E' RESPONSABILE


Da: Diario 1941-1943 di ETTY HILLESUM

….Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. E’ l’unica soluzione possibile…. (p.127)

…. Non vedo altre alternative, ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene di dover distruggere gli altri. E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancor più inospitale…. (p.212)

….Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite… (p.219)